Le competenze digitali per la sanità del Futuro

di Paola Piacentini



ThinkRoma, la due giorni di incontri organizzata da IBM sui temi dell’innovazione e della trasformazione digitale, si è conclusa con un dibattito sulle nuove competenze per la sanità del futuro, moderato da Andrea Frollà, giornalista de La Repubblica Affari&Finanza. Grazie al contributo di eminenti protagonisti del mondo accademico, ospedaliero e del no profit, si sono messe a confronto le frontiere e le esperienze che abilitano oggi i diversi modelli di ricerca, cura e assistenza, ed esplorato come i professionisti della sanità stanno abbracciando queste innovazioni, quali nuove competenze sia necessario creare e come crearle.

Il tema è stato introdotto dal Professor Eugenio Gaudio, Rettore dell'Università Sapienza di Roma, che ha sottolineato come tutti i dati di analisi concordino nell’indicare che nel prossimo quinquennio l’innovazione trasformerà completamente i sistemi e le prestazioni sanitarie, nonché la gestione delle informazioni legate a questo settore. Ciò modificherà i rapporti tra cittadini e sanità – ha spiegato Gaudio – e rappresenta un’occasione straordinaria anche per razionalizzare e ottimizzare processi e risorse del sistema sanitario italiano. Questo cambiamento, inoltre, non può non coinvolgere il sistema universitario e la formazione dei giovani, che dovranno necessariamente cambiare approccio e strumenti con i quali interagire. Per questo la Sapienza ha creato il Centro di Innovazione tecnologica per la sanità (Sapienza Information-Based Technology Innovation Center for Health-Stitch), con aree di ricerca su realtà virtuale, app, biosensori, big data, intelligenza artificiale, robotica medica e network medicine.

All’intervento del magnifico Rettore è seguita una tavola rotonda, stimolata da questa considerazione: non si tratta quindi semplicemente di riempire gli uffici dei medici e i corridoi degli ospedali di robot chirurgici, cartelle hi-tech e altri strumenti digitali. E anzi ciò che va evitato, in tutti i settori. Ciò però si potrà scongiurare solo con la preparazione, l’aggiornamento e la trasformazione del capitale umano.

A raccontare come sta affrontando le sfide della digitalizzazione l’Istituto Superiore di Sanità è stato il Presidente Walter Ricciardi. L’Istituto, negli ultimi 4 anni – ha affermato Ricciardi - ha avuto un processo di riorganizzazione basato sulla digitalizzazione, il sistema sanitario italiano avrebbe invece bisogno di un cambio culturale e strutturale per poter accogliere le potenzialità della sfida digitale. Su questi temi sia l’Europa che l’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno un’attenzione molto forte; in particolare l’Oms ha istituito una Commissione sull’innovazione digitale in sanità. Non c’è mai stata accelerazione così grande su questi temi da parte delle istituzioni. Vincenzo di Lazzaro, Coordinatore della ricerca della Facoltà Dipartimentale di Medicina e Chirurgia dell’Università Campus Biomedico di Roma ha sollevato l’attenzione sulla necessità di adeguare le modalità di insegnamento sia alla luce della velocità dei cambiamenti scientifici, sia del nuovo approccio degli studenti allo studio e all’interazione con i docenti, basato sulla multimedialità e il digitale. Per questo il Campus Biomedico ha sviluppato una piattaforma digitale di apprendimento. Di Lazzaro ha ricordato le potenzialità della collaborazione recentemente stretta con IBM per innovare le competenze degli studenti, e con Inail per la progettazione di protesi artificiali sempre più evolute e sensibili.
Il Professor Gianfranco Gensini, coordinatore dell’Osservatorio sui Servizi a Valore Aggiunto dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari, ha sottolineato come sia finora mancata la capacità di co-progettazione, fondamentale per dare una vera spinta innovativa al sistema. Auspicando, in un futuro non lontano, di poter interrogare un oggetto per arrivare alla diagnosi in modo molto più veloce e preciso, ha evidenziato come il valore aggiunto della tecnologia e dei prodotti per la salute, dai farmaci ai device, si debba focalizzare sulle persone e sull’aderenza alle terapie. Una terapia inefficace rappresenta uno spreco per il sistema sanitario e la tecnologia può anche aiutare ad aumentare empowerment e consapevolezza del paziente.
Vincenzo Panella, Direttore Generale del Policlinico Umberto I, ha parlato delle barriere e degli ostacoli che frenano l’innovazione e la digitalizzazione, soprattutto nel rapporto con i pazienti. Esistono più di 70mila app che hanno a che fare con autodiagnosi e salute, inevitabilmente quindi il rapporto tra medico e paziente sta cambiando. Questa delicata relazione, centrale nella cura del paziente, dovrà quindi arricchirsi di nuove modalità. La sfida per le strutture sanitarie – aggiunto Panella - sta nel guidare e non rincorre l’innovazione: c’è bisogno di aiutare i professionisti della sanità a superare una certa diffidenza nei confronti del cambiamento guidato dalla tecnologia, che a volte è vista più come una minaccia ceh un’opportunità.
Fabrizio Ammirati, Direttore UOC Cardiologia Ospedale G.B. Grassi, ha affrontato il tema da un altro punto di vista, parlando dell’accorciamento dei tempi di risposta e diagnosi grazie all’uso di dispositivi tecnologici innovativi che permettono, ad esempio, il controllo a distanza di valori cardiaci, come per la fibrillazione atriale, che se riconosciuta in tempo può aiutare a prevenire conseguenze come l’ictus celebrale. Questo non significa abdicare al rapporto tra medico e paziente che rimane fondamentale, ma fornire agli operatori sanitari nuove opzioni per l’assistenza e la cura dei loro assistiti. Il punto di vista del no profit è stato portato dal professor Francesco De Lorenzo, Presidente aimac, F.A.V.O. e European Patient Cancer Coalition, che ha parlato di come le tecnologie possano aiutare i pazienti nel recupero dopo le terapie oncologiche e nell’informazione alle famiglie, promuovendo la conoscenza e la fiducia.
Ha concluso la sessione una riflessione di Daniela Scaramuccia, Direttore Sanità e Lifescience di IBM, parlando della necessità di abbattere le barriere sulla strada della trasformazione digitale e di costruire un percorso virtuoso insieme, portando queste opportunità non solo nelle strutture di eccellenza, ma in tutti gli ospedali italiani.

26 ottobre 2018

Paola Piacentini, External Relations
@ppiac

Visit us on LinkedIn