Innovazione e tecnologia, temi sempre più “caldi” al Festival internazionale del giornalismo



É il segno dei tempi: all’International Journalism Festival, a Perugia, si parla più di innovazione che di giornalismo in senso stretto. D'accordo, può sembrare una forzatura da titolista navigato, lo ammetto, ma nell'attacco di questo prezzo, posso assiciurarvelo, c'è molta più verità di quanto immaginate. Nelle ore in cui, passando da una tavola rotonda all'altra, ho potuto seguire il Festival, ospite di Arianna Ciccone, l'organizzatrice della kermesse, ho sentito parlare di artificial intelligence più che ad un evento di ICT.

"Nel corso degli ultimi anni -mi rivela Arianna di fronte ad un caffè- c’è stato un incremento sorprendente: in principio i temi che accomunavano innovazione tecnologica e giornalismo erano solo relegati ad una nicchia. Ora, direttamente o indirettamente, quasi tutti gli eventi che compongono il Festival sono connessi con le frontiere dell'innovazione”.

E così sono in tanti a sognare una blockchain capace di costituire una barriera invalicabile contro le fake news o a discutere su come un uso responsabile della AI potrebbe dare nuova linfa al giornalismo digitale. Ma c'è anche tanta “etica” nei ragionamenti che ho ascoltato: lo scandalo Facebook/Cambridge-Analytica, evidentemente, ha amplificato la sensibilità verso un uso etico e responsabile nei confronti dei dati.

Si sente parlare sempre più spesso di #goodTech e di #badTech: evidentemente, nelle nuove leve del giornalismo internazionale il tema è diventato rilevante. Finalmente, aggiungo io. Ma parlo dei più giovani, quelli che in maggioranza vivono il giornalismo come un sogno fatto di tanto sacrificio e molta precarietà. Stanno meno di tanti altri in redazione, ma probabilmente hanno una maggiore consapevolezza della rilevanza che ha questo tema.

Incontro un famoso Direttore di un noto quotidiano nazionale: mi chiede come va e gli racconto quanta vivacità ho trovato rispetto ai temi che legano il giornalismo all'innovazione. Si distrae dopo poco, pare non molto interessato. Forse non ha compreso che non si tratta di orizzonti futuri, ma del nostro presente.

15 Aprile 2018

Maurizio Decollanz
@decollanz

Visit us on LinkedIn