Oggi c’è più consapevolezza: senza investimenti in innovazione non si cresce



Quello che ci attende, promettono i principali indicatori economici confermati nelle ultime settimane, è un anno dal forte potenziale per l’economia italiana. Con un corollario, inevitabile: la necessità di aprirsi al cambiamento, interpretandolo nel migliore dei modi. “I segnali su scala globale - spiega Enrico Cereda, presidente e amministratore delegato di IBM Italia, ai microfoni di #in300sec - preannunciano ciò che gli anglosassoni definiscono “inflection point”, cioè un punto di svolta che combacerà con una fase di forte polarizzazione tra imprese capaci di trasformarsi, e di prosperare, e organizzazioni destinate a non farcela”.

La capacità competitiva, a parità di condizioni, sarà dunque giocata sul terreno delle soluzioni tecnologiche - dal Cloud all’Internet of Things, dall’Intelligenza Aumentata alla Blockchain - in grado di portare valore, industria per industria, ai differenti modelli di business. Cominciando dal fattore produttività, vero e proprio “tallone di Achille” per un Sistema Paese chiamato a mettersi al passo dei partner europei.

“Si prenda la Blockchain - aggiunge Cereda -, un modello dalle potenzialità dirompenti paragonabili all’avvento di Internet. Il recente accordo tra IBM e Maersk, per la nascita di una joint venture che ne applicherà i punti di forza al commercio su scala globale, è un chiaro esempio di incremento della produttività: sostituisco la classica documentazione cartacea scambiata da ogni attore dell’ecosistema con una piattaforma digitale che, oltre ad abbattere i costi, mi offre più sicurezza, trasparenza ed efficienza. Replicare in Italia un caso di questo tipo sarebbe di sicuro beneficio”. Oltretutto i settori di applicazione del paradigma sono innumerevoli, come dimostrano i tanti progetti avviati nel 2017.

Proprio per rispondere a una maggiore consapevolezza sulla necessità di investire da parte di imprenditori e Ceo, e a esigenze di mercato ben delineate, l’azienda ha appena dato vita a un nuovo brand, IBM Services, che integra l’esperienza e le capacità di due pilastri del suo business: da una parte la gestione delle infrastrutture, dall’altra il focus sulla parte applicativa. I risultati, c’è da scommetterci, non tarderanno a manifestarsi.

La parola d’ordine resta dunque “innovazione”, l’abilitatore per eccellenza di ogni processo trasformativo. Un elemento che non può prescindere da principi etici e da un forte senso di responsabilità nel trattamento dei dati - due aspetti sui quali IBM ha precorso i tempi - e che, soprattutto, ha un forte bisogno di ancorarsi alle giuste competenze. Qui, purtroppo, il gap è ancora forte: basti pensare che il fabbisogno nazionale per il triennio 2016-2018 è di 85mila nuovi specialisti. I Data Scientist sono tra questi.

“Il tema è di rilevanza nazionale - sottolinea Cereda - e limitarsi a speculare sul numero di posti di lavoro destinati a sparire, o a essere guadagnati, non ha alcun senso. Occorre solo che ognuno garantisca un solido contributo, a cominciare dalle aziende dell’Information Technology. Ecco perché, nel 2018 come in futuro, il sostegno di IBM allo sviluppo dei nuovi skill - accanto alle Università e agli Istituti di secondo grado, così come per mezzo delle nostre iniziative - continuerà a essere guidato da grande determinazione”.

#in300sec

30 gennaio 2018

Alessandro Ferrari, External Relations and Executive Communications leader

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