Cloud e AI, motori di innovazione per le eccellenze del territorio



“Siamo qui, a Firenze, per offrire risposte concrete alle necessità di un tessuto economico dalle forti unicità che opera da sempre con successo sui mercati di tutto il mondo. Oggi, tuttavia, avverte il bisogno di nuovi strumenti con cui affrontare la fase di discontinuità, guidare il cambiamento e tenere così il passo della ripresa economica”.

La sintesi di Luca Altieri, direttore marketing di IBM Italia, esprime i propositi di un’azienda al fianco di Panorama d’Italia per il quinto anno consecutivo il cui obiettivo è dialogare con i protagonisti della nostra economia: uomini d’impresa che producono beni e servizi di grande valore, che fanno ricerca e che si proiettano nel futuro mantenendo profonde radici sul proprio territorio.

“Le sfide competitive – mette in luce Altieri – non sono mai state così legate ai processi di innovazione che stiamo vivendo. Modelli di business di interi settori d’industria, un tempo ritenuti paradigmi immutabili, sono stati messi in discussione mentre una nuova generazione di startup si appresta ad aprire nuovi orizzonti. Le cause vanno ricercate nell’impatto di fenomeni ben noti: una tecnologia sempre più accessibile e potente, la creazione incessante di dati di ogni tipo e gli sviluppi soprattutto nell’area dell’Intelligenza Artificiale”.

Quest’ultima è passata da tema di discussione accademica a oggetto di implementazione nel volgere di pochi anni, posta al centro della strategia di trasformazione digitale delle organizzazioni. Ma ciò difficilmente avrebbe potuto avere luogo senza l’entrata in scena di un elemento abilitante.

“Il Cloud – ricorda Alessandro La Volpe, a capo di questo mercato per Ibm Italia – identifica il modello tecnologico a disposizione delle aziende su cui l’innovazione trova modo di svilupparsi a gran velocità. Le sue declinazioni si chiamano IoT, Blockchain, Quantum oltre che Cognitive, conosciuto con il nome di Ibm Watson. Ecco, noi pensiamo che le aziende italiane possano crescere proprio con sistemi in grado di lavorare sull’ampio patrimonio dei dati, soprattutto di tipo non strutturato, che nascondono intuizioni utili al business”.

In un’era in cui l’interconnessione è diventata così pervasiva da far nascere e prosperare le grandi piattaforme digitali, realtà in grado di scavalcare i tradizionali canali di vendita e distribuzione, l’intelligenza artificiale viene in aiuto. “Le soluzioni in questo ambito - aggiunge La Volpe - hanno il pregio di attutire le differenze di scala riportando la competizione sul terreno della conoscenza e del valore in cui non è necessario essere giganti dal punto di vista dimensionale. E questo senza bisogno di pesanti investimenti: pago ciò che utilizzo perché lo prendo, a consumo, proprio sul cloud”.

L’approccio etico al tema non è poi un aspetto secondario, come la cronaca di questi giorni ci ricorda. Perché un conto è impossessarsi dei dati non di mia proprietà, tenerseli e farne oggetto di business, un altro gestirli solo per i fini che il cliente si è dato. Alessandro La Volpe, a proposito, è altrettanto chiaro. “Su questo aspetto abbiamo un’intransigenza assoluta sulla base di principii e regole sottoscritti l’hanno scorso, per primi, in sede europea. Ibm non chiede a nessuno di rinunciare ai diritti sui dati e si impegna a non usarli per scopi non autorizzati. I clienti hanno anche diritto a spiegazioni chiare sulle misure di protezione che si mettono in campo, privacy inclusa. Del resto, l’azienda ha l’obiettivo di garantire all’economia digitale procedure e tecnologie di salvaguardia della sicurezza improntate al massimo rigore”. Trasparenza e regole di governance debbono quindi consentire agli utenti finali di capire in che modo questa tecnologia funziona.

Nel contempo, una rilevante importanza va attribuita alla necessità di coltivare nuove professionalità in grado di utilizzare tutto il potenziale che l’intelligenza aumentata mette a disposizione. “Siamo in prima linea per favorire un po’ ovunque programmi in ambito formativo, sia con nostre iniziative, anche mutuate da esperienze internazionali, sia collaborando con le scuole e le università. Proprio in Toscana - conclude La Volpe - lavoriamo proficuamente con il Sant’Anna di Pisa e con l’ateneo di Firenze, due attori di un più ampio ecosistema di partner. Il gap delle competenze che vede il nostro Paese così in ritardo rispetto ai partner europei va colmato in fretta”.

Il programma di Panorama d’Italia bit.ly/2G3LIIv

15 Aprile 2018

Alessandro Ferrari, External Relations and Executive Communications lead
@alefederferrari

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