Il futuro del lavoro è ibrido: tecnologia, creatività e empatia per un mix vincente

di Maurizio Decollanz



Le aziende che stanno intensificando l'uso dell'intelligenza artificiale, si stanno rapidamente rendendo conto di dover anche disporre delle persone giuste per garantire che questa tecnologia funzioni al meglio e sia in grado di essere pervasiva in tutta la loro organizzazione. L’intenzione è quella di cogliere tutte le opportunità che l'AI offre, considerando anche i vantaggi offerti da chatbot e cognitive assistant per la soddisfazione dei clienti.

Per farlo senza esporsi a investimenti sbagliati, le aziende si rivolgono solitamente a professionisti specializzati. L'artificial intelligence, e tutte le implicazioni del suo utilizzo, rappresentano ancora acque relativamente inesplorate per molte aziende che possono navigare con successo in questo contesto solo se utilizzano team di esperti interdisciplinari in grado assicurare che la tecnologia sia ben implementata.

Un recente studio di KPMG ha identificato gli AI Architect, AI Product Manager, Data Scientist e AI Technology Software Engineer come alcuni dei ruoli più richiesti sul mercato. I dati provenienti dal sito Indeed.com, poi, confermano che questa tendenza è già ben avviata: gli AI engineer, infatti, nel 2019 sono stati tra i più richiesti negli Stati Uniti. In cima alla lista delle professionalità più ricercate ci sono quelle legate all’AI, con una crescita del 344% tra il 2015 e il 2018.

I percorsi formativi STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics), è noto, sono attualmente i più ricercati nel mondo del lavoro. Tra questi, quelli più strettamente legati al machine learning e all’artificial intelligence sono destinati ad avere maggior successo e remunerazione.

Ma l’analisi sul futuro del mondo del lavoro deve tener conto anche dei cosìddetti soft skill. Il World Economic Forum, guardando all’orizzonte 2020, identifica le 3 caratteristiche destinate a segnare il successo professionale: complex problem solving, critical thinking e creativity. In forte ascesa, al 6° posto, l’intelligenza emotiva: la capacità di interagire con le persone in modo empatico e coinvolgente. Niente a che fare, quindi, con i rapporti interpersonali via tastiera o social network.

La sintesi è che il futuro del lavoro sarà fortemente influenzato dalla tecnologia, in particolare dall’artificial intelligence, ma anche dalle capacità cognitive proprie della nutura umana: ovvero creatività e empatia. L’era dell’ibrido, nel senso etimologico del temine, ovvero il cunnubio tra elementi diversi e apparentemente inconciliabili tra loro, è ormai iniziata. Avrà le forme che le nostre mani di oggi saprenna darle.

L’IBM Studios Milano, che verrà inaugurato il 20 giugno prossimo, avrà proprio lo scopo di creare una nuova fucina dove competenze e tecnologia possano incontrarsi e immaginare il futuro.

2 maggio 2019

Maurizio Decollanz, Head of IBM Communications Italy
@Decollanz

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