Cimon si è messo al lavoro

di Alessandro Ferrari



Ad anticiparlo, durante la sua visita a FocusLive qualche giorno fa, fu Matthias Biniok, il giovane esperto di applicazioni Watson a cui si deve lo sviluppo. E giovedì scorso, quattro mesi dopo l’arrivo sulla Stazione Spaziale, Cimon ha avuto il suo battesimo di fuoco: novanta minuti di interazione con l’astronauta Alexander Gerst, con cui sarà chiamato a lavorare intensamente. L’evento resterà come pietra miliare dello storico impegno di Ibm a favore delle esplorazioni spaziali.

Cimon è stato messo in funzione alle 11.40 del 15 novembre dal centro di controllo presso il Biotesc (Biotechnology Space Support Center) dell’Università svizzera di Lucerna, al termine di due anni e mezzo di intensa preparazione. Sincronizzato il suo software con quello della ISS, testata la voce e la camera di navigazione, Alexander Gerst lo ha messo in opera per un’ora e mezza all’interno del modulo Columbus. Al saluto di Gerst - “Svegliati, Cimon” - la risposta è stata: “Cosa posso fare per te?”.

Lasciato libero di fluttuare, Cimon ha quindi intrapreso una navigazione nell’ambiente con il proprio sistema di guida e controllo rivolgendo poi lo sguardo all’astronauta per stabilire un contatto visivo. Come prova delle sue capacità, sul display ha mostrato il volto di Alexander, le istruzioni per un esperimento sulla cristallizzazione suonando quindi un motivo musicale. Inoltre, con le proprie telecamere, ha registrato un video e scattato foto del suo compagno.

"Dimostrare che CIMON vede, ascolta, comprende e parla è davvero una sensazione incredibile. Questa prima missione per noi equivale a un pezzo di storia spaziale e l'inizio di una permanenza, si spera più lunga possibile, sulla ISS" riassume Christian Karrasch, direttore di progetto Cimon presso l'Agenzia spaziale tedesca.

"Con Cimon abbiamo trasformato la nostra visione in realtà - dichiara Till Eisenberg, project manager del progetto presso Airbus - gettando le basi per sistemi di assistenza che possono essere utilizzati in condizioni estreme”.

"Quando Cimon pone una domanda o riceve un comando - spiega Matthias Biniok, Lead Watson Architect, IBM DACH, project - Watson converte il segnale audio in un testo per poterlo interpretare. Dato che il sistema di intelligenza artificiale capisce anche le intenzioni, il risultato è una risposta perfettamente adeguata che, a sua volta convertita in parola e inviata alla ISS, consente un dialogo vocale naturale e dinamico"

"Il collegamento dati con la Nasa, l‘Esa e il centro Columbus al DLR di Oberpfaffenhofen – ricorda Bernd Rattenbacher, team leader al centro di controllo dell’Università di Scienze e Arti Applicate di Lucerna – è avvenuto in 0,4 secondi. Il segnale è quindi arrivato al Biotesc, struttura connessa via Internet con la piattaforma IBM Cloud di Francoforte. Diversi firewall e Virtual Private Network hanno assicurato la protezione dei dati”.

Grazie all'intelligenza artificiale, IBM scrive così un nuovo capitolo nella storia dei viaggi spaziali, a cinquant'anni dalla missione Apollo 11 che mise a disposizione, tra tanta tecnologia, un mainframe ridotto alle dimensioni di una valigetta.

18 novembre 2018

Alessandro Ferrari, External Relations & Executive Communications lead
@alefederferrari

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