Trasformazione digitale? Bastano tre passi

di Alessandro Ferrari



Se è vero che l’Italia ha bisogno di recuperare in termini di capacità competitiva, efficienza e produttività, sia nel settore pubblico sia nel privato, la soluzione non può che venire dalla trasformazione digitale dei processi di business.

A imporlo, d’altronde, è un motivo pratico: l’era del cambiamento irreversibile che stiamo attraversando, non si ferma ad attenderci e non farà sconti. Con tutti gli effetti del caso. Le imprese sono consapevoli della propria vulnerabilità di fronte all’entrata in scena di nuovi competitor. Interi settori d’industria hanno già cambiato volto. Modelli di business impensabili sino a pochi anni fa dominano già la scena, chiedendo la disponibilità di competenze a cui è difficile rispondere.

La ricetta per le aziende che Ibm ha portato all’attenzione della platea intervenuta alla due giorni del #ThinkRoma, fa leva su tre passi: l’ammodernamento dell’infrastruttura, la sua evoluzione verso le piattaforme cloud e il lavoro di integrazione generato dai servizi tecnologici.

“In un’era in cui i dati aumentano in modo esponenziale - mette in chiaro Marco Utili, Director of Systems Hardware - la loro gestione, efficiente e sicura diventa obiettivo primario per qualsiasi tipo di organizzazione. Va da sé che per ricavare il valore di cui sono portatori non è più possibile affidarsi all’impiego di un’IT tradizionale, ‘on premise’ e gestita da un data center. Una strategia data-driven ha bisogno di uno storage evoluto che assicuri prestazioni, efficienza e riduzione dei costi, di software designed storage e di sistemi disegnati per il mondo cognitivo, aperti all’innovazione collaborativa e pronti per il mondo multicloud. È con queste armi che l’IT assume quel ruolo bimodale con cui poter coniugare innovazione tecnologica e cambiamento del business”.

“L’osservazione del mercato - aggiunge Alessandro La Volpe, Cloud leader di Ibm Italia - ci dice che a fronte della complessità percepita, le imprese vogliono assicurarsi una spinta all’innovazione del proprio core-business. Lo sguardo è quindi rivolto alla migrazione verso infrastrutture non solo capaci di assicurare l’ottimizzazione dei costi e della performance ma di mettere in campo soluzioni in grado di estrarre valore dalla montagna di dati in loro possesso - parliamo di quell’80% complessivo custodito all’interno dei perimetri aziendali - spalancando le porte su paradigmi e servizi rivoluzionari”.

“La risposta sta nel cloud - continua La Volpe - a patto che sia costruito per ogni tipo di applicazione, pronto per una tecnologia esponenziale come l’intelligenza artificiale e intrinsecamente sicuro. Un vero e proprio abilitatore di innovazione. Oggi il mercato convive con ambienti cloud sia privati che pubblici, senza dimenticare l’insieme di sistemi aziendali ancora tenuti in casa per ragioni legate a esigenze prestazionali e a requisiti normativi. Ma il mondo va in altra direzione. Per questo, Ibm guarda con decisione al multi-cloud, tecnologia open progettata per semplificare la gestione, lo spostamento e l'integrazione di applicazioni tra i diversi tipi di infrastrutture in maniera armonizzata. Una scelta che alle imprese porta maggiore visibilità dei processi aziendali, una migliore governance e l’agilità di poter partire con investimenti limitati. D’altronde - conclude La Volpe - di qui al 2021 il 91% delle imprese pianifica di adottare architetture multi-cloud, il 41% ha già una strategia in proposito e soltanto il 38% si chiede ancora come poterlo fare”.

Per Stefano Rebattoni, General Manager della Global Technology Services, “le imprese italiane oggi si ritrovano a un bivio: da una parte c’è la scelta di mantenere lo status quo e di attendere, dall’altra quella di fare leva sulle tecnologie esponenziali, ormai pervasive e a costo contenuto. Imboccare la prima strada è l’errore da non compiere. Nell’era dell’hybrid cloude e del cognitive, le richieste delle aziende indicano la volontà di cambiare modello per dare risposte alle crescenti esigenze dei clienti. E noi, con l’esperienza di service integrator, mettiamo a loro disposizione l’Ibm Services Platform with Watson offre funzionalità realmente. La parola d’ordine per l’era del digitale è integrazione, elemento da cui non si può prescindere”.

Su questi fronti sono stati proposti tre casi di successo di aziende che stanno affrontando senza sosta la trasformazione.

Come ha messo in luce Anna Sappa, Dirigente Infrastrutture ICT della Direzione Centrale per l'Organizzazione Digitale di INAIL, l’istituto sta lavorando lungo due direttrici: diventare sempre più un ente pubblico digitale e accreditarsi come polo strategico nazionale. L’evoluzione dell’infrastruttura guarda al cloud di Ibm consolidando il suo ruolo di data center anche nei confronti di altre amministrazioni, come il Ministero della Salute. Nonostante le criticità legate ai tempi e ai vincoli della pubblica amministrazione, Inail sta lavorando per aumentare le competenze digitali dei dipendenti e per fornire servizi che possano andare incontro alle esigenze di imprese e lavoratori, senza creare ulteriore burocrazia per gli utenti.

Claudio Panvino, Responsabile Security System & Asset Protection di Terna ha raccontato la delicata attività di gestione delle reti per il trasporto di energia, un asset strategico per il Paese e il suo sistema produttivo. La protezione della rete di trasmissione nazionale - 72.900 chilometri di linee ad alta tensione - passa anche attraverso gli investimenti in innovazione che hanno permesso a Terna di utilizzare tecnologie IoT per aggregare i dati, analizzarli e prendere così decisioni più efficaci. Tra gli obiettivi c’è una crescente integrazione con le soluzioni di intelligenza artificiale.

Infine Paolo Polverari, Head of IT Infrastructure di Octo, ha raccontato come la piattaforma cloud di Ibm abbia aiutato l’azienda a diventare leader europeo nel settore dei servizi telematici per le compagnie assicurative con 5,6 milioni di clienti. Octo, com’è noto, raccoglie, elabora e gestisce dati raccolti dalle clear box montate sulle autovetture fornendo servizi personalizzati che vanno a vantaggio sia degli utenti finali sia dei brand del comparto.

26 Ottobre 2018

Alessandro Ferrari, External Relations and Executive Communications lead
@alefederferrari

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